Fiere ed eventi

Salone del Libro di Torino 2019

Di questa prima esperienza al Salone del Libro di Torino mi rimarranno impressi tutti gli abbracci nati dagli incontri con persone con cui parlo da una vita ma che non ho mai avuto l’occasione di vedere dal vivo. Le risate allo stand Dark Zone sono parte integrante dell’esperienza, e nel mio piccolo sono stata felice di poter incontrare dei nuovi lettori e firmare loro qualche copia dei miei romanzi. Sono queste le piccole cose che danno la spinta a inseguire i propri sogni.
Da lettrice ho girovagato per il salone e ho avuto la possibilità di commentare alcuni romanzi con gli addetti allo stand di case editrici che seguo da tempo, e questo rapporto molto “umano” mi mancherà. Mancherà perché le librerie sono belle, sì, ma raramente trovi qualcuno che ti si affianca e ti dice cose come “Quello l’ho letto anche io!”, “Della stessa autrice uscirà presto un nuovo titolo: te ne parlo” oppure “Che ne pensi di incontrare l’autore?”. Più spesso si trovano commessi distratti o comunque indaffarati… per quello mi rifugio spesso su Instagram in cerca di commenti e consigli.
Parlando di autori, sicuramente mi rimarrà impresso l’incontro con Matt Haig, e il mio finale, sentitissimo “Thank youuuuhuhuhu”, per fortuna non ho pianto (mi commuovo facilmente, io).
Sorvoliamo sull’organizzazione delle fiera… sulle varie critiche per la disposizione degli stand e su tante altre piccole cose. Anzi no: parliamone. L’app resa funzionante solo all’ultimo minuto che mi dona qualcosa come un paio di ore prima di partire per organizzare tutto? Ringrazio il fatto di essere potuta entrare gratuitamente mediante l’accredito stampa, però non capisco… perché io son potuta entrare con l’acqua, mentre altre ragazze mi hanno detto di averla dovuta lasciare all’ingresso? Perché i punti ristoro erano praticamente una barzelletta, poco più di un mini frigo per le bevande e un altro per i panini? E il padiglione Oval… oddio non fatemene parlare: è stata un’esperienza catartica cercare di raggiungerlo mediante quel corridoio infinito, per poi scoprire che esisteva davvero un’isola felice con meno folla e meno caldo. E poi non si poteva uscire: con l’accredito si aveva accesso solo una volta al giorno… ovvero: o sei dentro, o sei fuori. Se vuoi farti una pausa e tornartene in albergo ( per rinfrescarti o anche solo per scaricare i libri acquistati) no, mi dispiace: non si può fare. Te li tieni sulla schiena e preghi che i responsabili dei vari stand non fraintendano le tue smorfie di dolore.

Emozioni a parte, mi sono portata a casa anche qualche volume da leggere, quindi… bando alle ciance: si parla di libri.
Vita su un pianeta nervoso, di Matt Haig. Un volume pieno di consigli e di incoraggiamenti a non spegnersi di fronte a una vita che ci porta a esaurirci. Matt dal vivo è una persona tranquilla e solare, mi da l’impressione di non avere un problema al mondo e di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, mentre in realtà so che ha affrontato anni di attacchi di panico e ansia. Dello stesso autore Edizioni E/O ha pubblicato “Come fermare il tempo”.
Gilgi, una di noi, di Irmgard Keun. Pubblicato in italia da L’orma editore e scritto nel 1933, fa parte dei romanzi che furono condannati e bruciati dai nazisti. Un anno dopo nacque un’edizione italiana, censurata al punto di renderlo ridicolo. Amo questa autrice perché i suoi romanzi per me non sono da ritenere “storici”. Lei non ricorda un tempo passato, non lo ricostruisce a partire da documenti o immagini: Irmgard scrive il romanzo mentre vive quell’epoca, e questa caratteristica rende il suo un messaggio potente. Non vedo l’ora di leggerlo.
Il nostro bisogno di consolazione, di Stieg Dagerman, edito da Iperborea. Il testo, in forma di monologo, è stato scritto nel 1952 da un giovane scrittore anarchico morto suicida. Il breve testo promette di essere un concentrato di male di vivere, in cui giocano un posto di rilievo il soffocamento dato dal peso delle aspettative nei confronti del suo lavoro e la consapevolezza che la libertà a cui si aspira sia irraggiungibile. Insomma: un romanzo molto breve, da assumere a piccole dosi per riflettere sul male, cercandone la luce.
La casa de la Abeja, di Maria Laura Caroniti, publicato da Dark Zone edizioni. Ambientato nel Guatemala degli anni ’50, la Casa de la Abeja è un’abitazione che nasconde i segreti di chi ci vive: una ballerina canadese, un sindacalista che lotta per i diritti degli indigeni Maya, una donna con la sua bambina e un passato violento alle spalle. Fra tutti, Vitalba, che affida alla pittura rabbia e paura. Ho letto e amato il precedente lavoro dell’autrice, “Generazione Bataclan”, non vedo l’ora di trovare il tempo di immergermi nella lettura di questo.

E comunque…
Matt: What’s your name?
D: Debora…
Matt: ?
D: D-E-B-O-R-A, without the “H”, please.

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4 risposte a "Salone del Libro di Torino 2019"

      1. Che peccato… se ti interessa sulla pagina fb segnalano sempre le presenze per i firmacopie… io non ricordo se andai il sabato o la domenica. Ricordo però che ho incontrato “per caso” Laini Taylor e quasi mi viene un infarto 😂

        Piace a 1 persona

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